Sono scappato in: America del Sud - Cile

Precisamente a: santiago

Perchè sono scappato: sono via dall'italia per amore di una ragazza cilena,fabiola....amo il mio paese amo un po meno la mia gente confrontata soprattutto con la popolazione del luogo.ovvio che non mi permetto di generalizzare ma di tutte le persone che ho conosciuto a santiago non ce n'e' stata una che mi abbia trattato male anzi...ovvio ho dei tratti somatici un po diversi e magari vengo notato un po di piu ma tutto bene i cileni sono persone calorosissime e amano la famiglia, ce' sempre un motivo per festeggiare,non si incazzano se il bus o la metro son stracolmi e non ti guardano male se non sei vestito di prada!la qualita di vita pero' e' migliore in italia,il cibo anche,l'aria di santiago e' terribile....ma non mi aspettavo di trovare l 'america e anche se mi manca il mio paese son qua per amore...ma mai rinneghero le mie origini e il mio paese ...e atutti voi che sputate sull italia statevene almeno un anno fuori dalla vostra famiglia dai vostri affetti dai luoghi dove siete nati e poi ne parliamo!!

Cosa ho trovato: e' come se rinasci una seconda volta nel bene e nel male!!!!


Postato da francesco il 10/07/2008 alle ore 17:59
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commenti



Caro Grant tu parli parli perkè 6 in una situazione di privilegio....mica tutti quelli ke frequentano questo sito hanno lo status sociale tuo.....ma smettila di rompere

Postato da nerona il 26/07/2008 alle ore 08:52




io e la mia famiglia (compagna e figlio di 20 anni) vogliamo andare via dall'Italia, puoi darci qualche dritta sul Cile. Abbiamo pochi risparmi e a parte vari impieghi facciamo teatro da 30 anni. Grazie ti abbraccio

Postato da alessandro il 24/07/2008 alle ore 17:18




Ok Grant, è interessante quello che fai. Sei mesi di lavoro all'estero e, o sei mesi in Italia. Come fai? Contatti delle agenzie? Mi piacerebbe saperne di più.

Postato da Roberto il 14/07/2008 alle ore 02:07




Inoltre perchè non ragionare su un modello di "doppia vita". Nulla di "Stevensoniano", più semplicemente uno può costruirsi un lavoro diviso fra due nazioni: tipo sei mesi in Italia, gli altri sei all'estero. In America il fenomeno esiste da anni, mascherato dal fatto che li si definisce USA sia l'Arkansas che il Texas, due stati non propriamente confinanti. Francesi, inglesi tedeschi lo utilizzano tantissimo, applicando opportunamente le dovute proporzioni. Io per principio non accetto contratti superiori ai sei mesi, chiedo magari maggiori garanzie economiche, però "rigando dritto" riesco ad ottenere fiducia ed a sistemarmi come meglio ritengo. Anzi talvolta mantengo i contatti con alcuni "padroni" e vengo ricontattato da loro per periodi più o meno lunghi di collaborazione. questo però vuol dire comportarsi rettamente, lavorare duro, impegnarsi, evitare scappatelle, cappuccini e "trucchi" da statale in trincea. Insomma nulla di trascendentale. solo vita

Postato da Grant il 11/07/2008 alle ore 22:42




Infine vorrei citare un aspetto non banale. INTERNET. ragazzi questo è uno strumento che ha abbattuto qualsiasi barriera, là dentro il mondo è una cacca di mosca tutta da esplorare. IMMENSO. Il dentista mi vuole dissanguare per una carie? che mi frega, due click quattro forum e vado in romania a rifarmi bocca e vacanza spendendo quanto al supermercato. Giovedì sera entro, rovisto,clicco; venerdi pomeriggio sono su un volo per Tallin. Domenica notte ho ancora negli occhi i paesaggi mentre spengo la luce in camera mia. Capite. Tutto ridotto, tutto vicino, tutto possibile e senza essere "briatori" o "Tottini". Uomini semplici, che lavorano, se ne fottono dei suv o della casa al mare e vanno a scoprire il mondo partendo dal proprio divano. Oggi quà, il mese dopo altrove. e chissenefrega se fai il fabbro o l'ingegnere, i soldi non hanno biglietto da visita, anzi chiudo quando voglio e riprendo quando mi pare. Semplificare, questo è il verbo a mia discrezione

Postato da GRANT il 11/07/2008 alle ore 22:29




Inoltre OVUNQUE si scelga di andare, si troverà una comunità italiana bella unita, spesso racchiusa in circoli dai nomi tipicamente nostrani. All'estero sapere di avere vicino un Italiano è come aver visto la Madonna, ci si sente improvvisamente meglio. Grazie ai canali satellitari ed internet, pare di stare in una qualsiasi famiglia di casa, e solo affacciandosi alla finestra ci si ricorda di essere altrove. Questo posso garantirlo avendo visitato per lavoro un numero imprecisato di emigranti. innumerevoli possono essere gli altri esempi, ma in generale spero possa prendere piede un nuovo modo di vivere l'Italia, nel quale ciascuno si riappropria delle cose semplici, necessarie, e abbandona tutto il superfluo che insozza la nostra serenità. Dai telefoni alle auto, al sesso alla moda, tutto oggi attrae ingenti quantitativi di denaro specie dalle classi medie più esposte al dispendio inutile. c'è un sistema che va male, allora basta accantornarlo a favore di un'apertura generale

Postato da Grant il 11/07/2008 alle ore 22:21




Sai io vedo il progresso come un aspetto connaturato alla storia dell'uomo, però non parlerei DEL progresso, ma di UNO. ossia ogni nazione progredisce in relazione ai bisogni ed all'offerta anzitutto territoriale, quindi ciascuna determina un livello che non dovrebbe essere paragonato agli altri. Produciamo un quantitativo assurdo di laureati in settori in cui la concorrenza è inesistente per via della saturazione massima. L'Italia non può produrre tecnologia ad alti regimi poichè non le sarebbe utile, non potrebbe sfruttarla in quanto le condizioni geofisiche limitano quello sviluppo. Provate voi a riprodurre esattamente, mattone per mattone, Las Vegas sugli appennini, e ditemi voi quanto riuscirebbe a campare sostentandosi come in america. Questo è il punto. Capire chi siamo per capire dove andiamo. In fondo più lontano si sceglie di andare e maggiori saranno le difficoltà di cimentarsi con una nuova realtà di cui possiamo solo idealizzare determinati aspetti.

Postato da Grant il 11/07/2008 alle ore 22:11




Credo la nostra rovina culturale sia il tipo di prospettiva imposta dal sistema, che altro non è se non l'ambiente in cui cresciamo. Ho amici, belli maturi, che oggi, con la situazione mondiale in profonda mutazione, si dilettano a discorrere di contributi e pensioni, quasi fossero i loro nonni del dopoguerra. questo è il contrappasso su cui tutti inciampiamo per cadere rovinosamente. Secondo a questo viene il discorso relativo alle città. L'italia per una questione geografica è un paese "provinciale", inteso nel significato di nazione ancora dipendente dalla terra, dalla natura, quindi lo spopolamento delle campagne a favore delle città ha prodotto uno sbilanciamento anche economico che solo un ritorno alle origini potrebbe ricuperare. Tutti agognano la famosa "pace", cercandola in papua nuova guinea o nel belucistan. sarebbe sufficiente un'ora appena d'auto per trovare in abbondanza tutta la natura di cui abbisogna lo spirito. semplicità, quella che gli italiani hanno smarrito

Postato da Grant il 11/07/2008 alle ore 22:01




caro Matteo sai il principio è che lo spirito di scoperta o evasione ritengo sia positivo nell'arco di un cammino di crescita personale. Per male che possa andare, concluso il necessario periodo di prova, si può tornare sui propri passi considerando l'esperienza comunque preziosa. Il fenomeno tanto marcato è tipicamente italiano, noi così dotati di uno spirito migratore, facciamo i conti comunque con una cultura assai difficile da riprodurre altrove. Inutile raccontar bugie, l'Italia complessivamente è uno fra i massimi paesi al mondo, ovvio connotato di pregi e difetti ma tendenzialmente capace di offrire aspetti inimmaginabili altrove, qualsiasi sia la prospettiva considerata. Io ho vissuto le mie belle esperienze nei diversi continenti, spesso sono scappato, altre son rimasto grazie alla volontà, poi ho deciso che avrei fatti il viaggiatore tenendo come base di partenza casa mia, la mia vita. ciò che siamo fin dalla nostra nascita

Postato da Grant il 11/07/2008 alle ore 21:45




Personalmente penso che Il fatto di valutare un'esperienza all'estero è indubbiamente una decisione seria e impegnativa,sono d'accordo con Grant sul fatto che per motivare una decisione di questo tipo devi gia' avere un progetto concreto, idee chiare, conoscenza della zona dove andrai e sicuramente qualcuno li che ti puo' introdurre nel modo giusto a quelli che sono gli usi e costumi di un sistema culturale differente, ad es.valutando un altro continente. Non mi sento di criticare nessuno, ne' chi parte o vorrebbe partire ne' chi resta; niente è facile e sempre si dovra' pagare un prezzo. A mio parere è tutto soggettivo, ci sono persone che in certi paesi esteri trovano una nuova vita e altri che ritorneranno in Italia delusi e amareggiati.Certo sono ovvieta', ma ognuno ha uno spirito di adattamento diverso da un'altro pero' rimane fondamentale valutare bene, con un progetto ben preciso e...bhe' si ...un po' di euro in tasca.

Postato da matteo il 11/07/2008 alle ore 18:17




chu yong sul mio piatto non ci ho mai sputato e me lo sono più che guadagnato lavorando duramente da una vita ,al contrario di molti altri mantenuti e raccomandati che in italia ce ne sono a milioni e se ti stanno sulle palle quelli che se ne vogliono andare per ricominciare da un'altra parte ,bè non frequentare scappo.it ,rimani pure nelle tue certezze nessuno te le toglie e lasciaci i nostri dubbi e i nostri sogni di una vita migliore .Starai meglio te e tutti noi

Postato da paolo il 11/07/2008 alle ore 13:50




Per paolo: riconosco che il fatto di essere stato trattato bene e' una cosa positivissima e se leggi attentamente sono anche contento che ci sia poco materialismo qui e piu amore verso i valori che ormai in italia da qualche parte si sono persi...ma sappi anche che io in italia mai sono stato trattato come una merda perche ovunque vai non e' la nazionalita' che ti porti in giro,ma la tua persona e il rispetto te lo guadagni per cio ' che sei!quello che voglio dirvi e' che l 'italia e' un paese meraviglioso dove non manca niente e che se dovete andare via dovete farlo per un motivo serio e non per un sogno nato dalla frustrazione o dalla quotidianita perche vi assicuro che il peggio non e' mai morto....e poi diciamocelo durereste 2 mesi...provare per credere!

Postato da francesco il 11/07/2008 alle ore 10:14




Abbiamo troppi vizi che costano un sacco di fatiche mantenerli. Conosco decine di Italiani a spasso per il mondo che girano come più gli pare senza per questo essersi dovuti trasferire o avere grosse fortune alle spalle. Talvolta intere famiglie!! Ci sono riusciti rinunciando ed organizzandosi la loro vita; tipo lavorare sei mesi e mettere soldi da parte per viaggiare gli altri sei, o soluzioni simili. Ma tenendo uno stile di vita equo, limitando il superfluo e stando attenti ad economizzare non sul cibo ma sulle scarpe. In italia, una delle prime mosse e forse la più saggia sarebbe abbandonare la città e scegliere la provincia dove ancora esiste una dimensione vera e positiva. Il "sistema urbano" induce ad un livello di vita troppo sostenuto, fuori dal controllo personale. Io sopravvivo a volte mesi senza lavorare grazie al fatto di vivere in montagna e gestendo i risparmi con estrema attenzione. Metodo tutto quà. Senza scadere nell'indigenza o abbandono.

Postato da Grant il 11/07/2008 alle ore 10:14




L'amore di per se non è mai una garanzia assoluta, specie se abbiamo conosciuto l'amato/a a casa nostra e decidiamo di seguirla/o nel viaggio a ritroso. Solo una seria proposta di lavoro oggi mi indurrebbe a fare le valigie, anche perchè si innescherebbe quel meccanismo di volontà assai fragile in noi italiani nei panni di emigranti. Viviamo una condizione di assoluto privilegio benchè si parli male di noi. Qualsiasi località prescelta nel mondo avrà sempre un credito nei confronti dell'Italia: clima, cultura, paesaggio, storia, sono qualità assai trascurate ma inscritte nel nostro Dna più di quanto possiamo immaginare. Per chiunque il consiglio è rinunciare a tutto il superfluo (è molto credetemi) e viaggiare ovunque ci spinga il cuore. Io sono estremamente realista ma non necessariamente rassegnato. Solo ho capito che si tratta di "darsi uno stile", ovvero chiudere le porte inutili fossero anche amici, amore o famiglia. Il primo passo è quello decisivo.....

Postato da Grant il 11/07/2008 alle ore 10:04




Ho vissuto le mie esperienze all'estero, per vacanza, studio e lavoro. Richiamato in patria da occasioni propizie (faccio il giornalista) sono sempre rientrato convinto da due punti cardinali. L'Italia resta nonostante tutto un bel paese che noi non "sappiamo" vivere. Abbiamo disimparato a farlo nostro. Un anno fuori casa riduce all'osso qualsiasi desiderio di "fuga". In terra straniera è giusto andarci ma per cause serie, tipo famiglia e lavoro, avendo spalle ben coperte e soprattutto porte aperte al nostro arrivo. pensare di andare all'avventura o "sperando di", è quanto di più deleterio possa esserci per cadere in disgrazia. Tante volte ho messo lo zaino in spalla altrettante ho fallito nei propositi perchè il mondo sarà sempre più grande delle migliori intenzioni. Nessuno ci aspetta al varco tranne......la nostra stessa coscienza. Non è un caso se il viaggio mio più bello sia stato appresso ad italiani a spasso per il Kenya da 30 anni. Mi avevano "educato" in precedenza

Postato da Grant il 11/07/2008 alle ore 09:55




Si hai ragione....ma nel nostro paese si potrebbe stare molto meglio!!!! comunque dei tenere presente che il giudizio che viene dato e su come si vive qua certo che da fuori o in paesi dove si sta peggio l'italia puo sembrare un paradiso....me per noi che lo viviamo quotidianamente non e cosi!!!!

Postato da ivan il 11/07/2008 alle ore 08:11




Sai mi da fastidio quando sento definire italiani di merda, consumisti e balle varie, perchè sono quelli che dopo 2 mesi di realtà estera ricominciano. Chi parte con un contratto in tasca, che è sempre a tempo determinato, è un pò meno caustico, ma chi crede che si possa fare fortuna partendo all'avventura il 95% ci sbatte il muso, gli altri sono quelli che col pelo sullo stomaco non guardano in faccia nessuno. Siamo un popolo di brava gente ma troppo idealista, con tante risorse ma spesso poco pragmatici. L'entusiasmo ci sopraffà spesso e volentieri ma, anche lo sconforto, ci lasciamo trascinare con facilità. Sappiamo adattarci come nessuno riesce, ma non ci accontentiamo delle nostre risorse, invidiamo quelle degli altri e sovente sbagliamo. Vai a vivere in Australia o Sud America o Asia e vedrai come amerai l'Italia.Chu yong

Postato da Sempre x Paolo il 11/07/2008 alle ore 05:31




Io non devo e non voglio convincere nessuno, ma mi stanno sulle palle tutti quelli che se ne vanno o se ne vogliono andare sputando nel piatto dove hanno mangiato e, lasciato sporco, perchè altri lo lavino.Ho fatto 15 anni di estero in una posizione che mi dava la possibilità di capire i problemi di chi ci viveva, mai come turista, perchè è facile innamorarsi di un paese ed essere ben accolti quando si portano soldi. Sono nazionalista a metà perchè anche se nato in Italia sono di origine asiatica.L'Italia è mal ridotta, si fa per dire, perchè tutti vogliono mangiare senza pagare il conto. Se uno vuole emigrare, fa bene, ma non sputtani il suo paese, perchè una casa non crolla da sola se è stata costruita come si deve. Sai quanti sono gli italiani all'estero che farebbero carte false per rientrare?Non voglio smorzare l'entusiasmo ma invitare alla prudenza, perchè italiani che vivono come certi nostri extracomunitari ce ne sono tanti, ma quelli non fanno rumore su scappo.it. Chu yong

Postato da Per Paolo il 11/07/2008 alle ore 05:02




chu yong è da un po che vaghi da un post all'altro su questo sito attaccando chi critica questo paese e se ne vuole andare . Per quale motivo? Hai una missione personale da compiere? Nazionalista?Non mi pare dal nome,o piu semplicemente sei una provocatrice? Lascia perdere che tanto non convinci nessuno,sicuramente non quelli che frequentano questo sito che sono più che convinti a mollare un paese fallito e allo sfascio più totale. Francesco il fatto che non hai trovato nessuno che ti abbia trattato male e che sei stato accolto bene ti sembra poco? O preferivi che vestissero Prada e ti trattassero come una merda,come in italia?

Postato da paolo il 11/07/2008 alle ore 03:10




esatto chu ...come dice la allende in cile non si finisce per caso...ci deve essere un motivo valido e penso che l'amore lo sia....grazie degli auguri ce ne' davvero bisogno...purtroppo ci sono italiani che non meritano di esserlo ma vabbe questo e' un altro discorso...ma tu dimmi perfavore qualcosa della tua esperienza in cile...ciao e grazie sei d'aiuto

Postato da francesco il 10/07/2008 alle ore 18:52




Almeno hai avuto l'onestà di riconoscere che al fondo non c'è mai fine.Il Chile è la fine del mondo, in tutti i sensi, la gente è semplice perchè non può essere diversamente, sorride e non s'incazza perchè non avrebbe senso, non veste prada perchè sono in pochi a poterselo permettere perciò le mosche bianche non fanno sciame. Dovrebbero veramente andare tutti un anno all'estero e vedere se fanno tutti quel cazzo che vogliono come in Italia e dopo aver lordato il paese si lamentano perchè è sporco. Auguri a te e famiglia, non desistere se superi tre anni poi risci ad inserirti.

Postato da chu yong il 10/07/2008 alle ore 18:30




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